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Paragrafo 5 . La colonizzazione spagnola.
     
Setacciato  ed  ormai  esaurito, grazie allo sfruttamento  del  lavoro
degli  indigeni,  il poco metallo prezioso trovato nelle  isole  delle
Antille,   non   accontentandosi  dei  profitti  realizzati   con   le
piantagioni  di  canna da zucchero, gli spagnoli si riversarono  sulle
coste  del  golfo del Messico e da queste penetrarono negli  altipiani
dell'America  centrale, dirigendosi quindi a  sud,  verso  le  regioni
andine.
     Protagonisti  di  queste nuove imprese, che assunsero  subito  il
carattere di una brutale aggressione delle popolazioni locali,  furono
i  cosiddetti conquistadores, una numerosa schiera di nobili, militari
ed avventurieri, spinti dalla sete dell'oro e rimasti disoccupati dopo
la  conclusione  in patria della reconquista. Vittime della  brutalit
dei conquistadores furono antiche ed evolute civilt: quelle dei maya,
degli aztechi e degli incas.
     La   civilt   dei   maya  si  era  sviluppata   nel   territorio
corrispondente agli attuali Messico meridionale, Guatemala, Honduras e
Salvador.  Ignorando  la  fusione dei metalli,  l'uso  della  ruota  e
l'allevamento  di animali domestici, la loro economia era  fondata  su
un'agricoltura  rudimentale, dedita soprattutto alla coltivazione  del
mais  e  fortemente  dipendente dagli eventi  naturali.  Proprio  tale
dipendenza,  probabilmente, spinse i maya  ad  approfonditi  studi  in
campo  astronomico,  grazie ai quali acquisirono  avanzate  conoscenze
sugli
     
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     astri,  sulle  comete,  sulle  eclissi  e  sull'anno  solare.  La
religione,  anch'essa collegata con l'agricoltura e con un  angoscioso
senso  del  trascorrere  del  tempo,  influenzava  profondamente  ogni
aspetto  sociale:  giorni, mesi e stagioni erano sotto  la  protezione
degli  dei,  i  quali erano oggetto di culti propiziatori comprendenti
anche   sacrifici   umani;  al  vertice  della   societ,   fortemente
gerarchizzata  e politicamente non unitaria ma suddivisa  in  numerose
citt-stato, c'erano i sacerdoti, detentori anche del potere politico.
Al  momento dell'arrivo degli spagnoli la civilt maya era in declino,
a  causa  sia  dei  contrasti fra citt sia di una serie  di  calamit
naturali  e  di  carestie, che avevano messo  in  crisi  l'economia  e
l'autorit della casta sacerdotale.
     In  piena ascesa erano invece gli aztechi, i quali, sottomettendo
varie comunit locali, avevano formato un vasto impero, esteso a quasi
tutto  il  Messico dall'Atlantico al Pacifico e a parte del Guatemala.
Il potere politico era concentrato nelle mani del sovrano e la societ
era  rigidamente divisa in ceti. L'attivit economica  prevalente  era
l'agricoltura,  che si fondava sulla coltivazione di  mais,  pomodori,
zucche,  patate,  fagioli  e  cacao; nel settore  dell'artigianato  si
distinguevano  la  ceramica  e  la  produzione  di  oggetti  d'oro   e
d'argento;  diffuso  e  ben  organizzato era  il  commercio.  Notevole
sviluppo  avevano l'architettura, la scultura, l'arte del mosaico,  la
musica,  la  danza  e, in campo culturale, la letteratura  politica  e
religiosa,  e  la  poesia  lirica. La  religione,  come  quella  maya,
pervadeva tutti gli aspetti della vita sociale: l'angoscia davanti  al
mistero  dell'universo e all'inesorabile trascorrere del tempo,  unita
all'idea della precariet del cosmo ed alla convinzione che il destino
dell'uomo fosse segnato fin dalla nascita, influenzava i comportamenti
individuali e la mentalit collettiva, ed aveva finito per  diffondere
il terrore di un'imminente fine del mondo e l'attesa fatalistica di un
dio salvatore-vendicatore, cui si era accompagnata un'intensificazione
dei sacrifici umani per assicurarsi la protezione degli dei.
     Gli   incas,   originari  della  regione  di  Cuzco,   nel   Per
meridionale,  avevano  formato un impero esteso per  4.000  chilometri
dalla  Colombia  sud-occidentale  al  Cile  settentrionale.  Anche  la
societ  inca era rigidamente stratificata: il potere era  concentrato
nelle  mani del sovrano (denominato Inca, da cui il nome attribuito  a
tutta  la  civilt), venerato come discendente del dio Sole; la  massa
della  popolazione era sottoposta al rigido controllo della casta  dei
sacerdoti   e   dei  guerrieri.  L'economia  era  basata   soprattutto
sull'agricoltura; le coltivazioni pi diffuse erano quelle  del  mais,
delle  patate  e  della quinoa, un cereale simile al  riso.  In  campo
artigianale  si  distinguevano la tessitura del cotone  e  della  lana
degli  alpaca  e  dei  lama, la ceramica e la  lavorazione  del  rame,
dell'oro e dell'argento. Anche presso gli incas, la religione,  basata
sul  culto  della divinit solare Inti, agiva da fattore  di  coesione
sociale.
     Queste  antiche civilt, che, secondo i calcoli pi  attendibili,
agli  inizi  del Cinquecento contavano quasi 40 milioni  di  abitanti,
vennero  letteralmente cancellate in pochi anni da due  spedizioni  di
poche  centinaia di soldati e di avventurieri, guidate rispettivamente
da  Hernn  Corts  (1519-1522), che soggiog aztechi  e  maya,  e  da
Francisco  Pizarro (1521-1533), che sconfisse gli incas. Fu questo  il
risultato  di fattori di ordine sia militare che politico e culturale.
Gli  spagnoli, infatti, furono avvantaggiati non solo dal possesso  di
armi  da  fuoco e dall'uso del cavallo, sconosciuti agli indigeni,  ma
anche  dai  contrasti  tra  gli aztechi e  le  popolazioni  da  questi
sottomesse, dalle
     
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     contese  dinastiche  sorte all'interno  dell'impero  inca,  dalla
fatale  rassegnazione  degli  indigeni di  fronte  a  nemici  ritenuti
invincibili e inizialmente considerati emissari degli dei.
     Dopo  le  disordinate imprese che avevano consegnato alla  Spagna
l'intera  America  centro-meridionale, con  le  sue  miniere  d'oro  e
d'argento,  il governo imperiale decise di mettere ordine nel  caotico
mondo  coloniale  che  si  stava  ampliando  a  dismisura.  Mentre  il
monopolio  degli  scambi  fra  colonie  e  madrepatria  fu  attribuito
all'ufficio  statale della Casa de Contractacin  de  las  Indias,  il
controllo politico delle conquiste fu affidato a due vicereami, quello
della  Nuova Spagna in Messico, e quello del Per, o Nuova  Castiglia,
nell'America  meridionale. La distribuzione  dei  territori  strappati
alle popolazioni autoctone venne effettuato con il sistema feudale  ed
aristocratico  dell'encomienda (commenda),  basato  sulla  spartizione
delle  conquiste  e  degli indios fra i vincitori, che  dovevano  allo
stesso  tempo far fruttare la propriet ed occuparsi della conversione
religiosa dei sottoposti.
     Tale  sistema produsse un vero e proprio genocidio nei  confronti
dei vinti: privati delle loro basi culturali ed economiche, sottoposti
a  fatiche  disumane  nelle miniere e nelle piantagioni,  ed  indifesi
davanti al diffondersi di malattie epidemiche trasmesse dagli europei,
contro  le quali non possedevano le difese immunitarie, essi  subirono
nel  corso  del secolo sedicesimo uno spaventoso tracollo demografico,
che li ridusse da alcune decine a pochi milioni di individui.
     Grazie alla sensibilit di un religioso domenicano, Bartolom  de
Las   Casas  (1474-1566),  che  denunci  le  atrocit  commesse   dai
conquistadores, lo sfruttamento e lo sterminio delle popolazioni indie
diventarono un caso di dominio pubblico non soltanto nella Spagna,  ma
nell'intera  Europa  cristiana,  suscitando  incessanti  polemiche  ed
accesi   dibattiti.  Anche  se  le  posizioni  oltranziste  di   molti
aristocratici  e religiosi, rappresentate dal cronista imperiale  Juan
Gins  de  Seplveda,  tendevano a giustificare quel  sopruso  con  il
pretesto  di  una  indiscussa superiorit dei  cristiani  europei  nei
confronti dei locali ritenuti barbari, fin per prevalere la posizione
moderata,  assunta anche dal papa, che assimilava i  nativi  americani
agli  altri cristiani. Questo atteggiamento conciliante nei  confronti
degli indios incentiv d'altra parte la tratta degli schiavi africani,
i  quali  vennero  indirizzati verso le Americhe  per  sostituire  nei
lavori forzati i deboli amerindi.
